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1.
Per i miei delitti fui condannato. E giustamente devo dire, data la natura particolarmente odiosa e il numero di crimini dei quali ero responsabile. Ma non fu chiaro a quale pena e in quali termini. C'era qualcosa di minaccioso e irrevocabile nel rincorrersi degli articoli, dei paragrafi, dei commi che rotolavano sul mio capo dalla sentenza che l'anziano giudice vestito di nero e ornato di una parrucca candida che scendeva a coprirgli le spalle andava leggendo, è vero, ma si rimandava ad un'esemplare punizione delle mie colpe, ad una non meglio precisata di volontà di "togliere dal consorzio umano la belva che si era macchiata di terribili atrocità" senza nulla specificare.
O forse nelle pieghe di quanto aveva appena letto stava la spiegazione di tutto. Ma mi ero distratto, seguivo voli d'insetti, guardavo il pubblico, mi mangiavo le unghie e mi strappavo i peli che fuoriuscivano dal naso, insomma potevo benissimo essermi perso un passaggio chiave, la frase decisiva e così stavo lì, come uno scolaretto preso in flagrante disattenzione dal maestro di fronte a tutta la classe.
Ero sconcertato, capivo d'avere perduto un'altra occasione, come sempre, e rimanevo incerto sul da farsi, sentendomi defraudato di qualcosa, come quando da fanciullo il silenzio estenuato e immobile della calura estiva lasciava posto al repentino addensarsi di nuvole nere, al brontolio lontano del tuono che si avvicinava con rabbiose folate di vento a sconvolgere le siepi e piegare i fiori. Il cuore batteva forte di paura e di gioia. Si avvicinava, si avvicinava, era sopra noi, i lampi squarciavano la cappa grigia del cielo, cadevano i primo goccioloni sollevando l'odore di polvere nelle strade, bucherellando gli abbeveratoi del bestiame, le vecchie serve si segnavano pronunciando scongiuri in dialetto e pregando in una lingua misteriosa, che avremmo studiato anni dopo, dai preti, mentre strappavano rametti di ulivo benedetto da bruciare nel camino. Improvvisa una lunga pausa di calma. Un ultimo stravento, come un estremo sussulto. Poi più nulla. L'uragano ci aveva sorvolato perdendosi lontano. E restavo deluso ad osservare i lampi tagliare inoffensivi l'orizzonte laggiù, oltre le colline...
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