Reduce da un lungo esilio che l’aveva portato a girare il mondo in attesa di tempi migliori, Eugenio Grandis camminava nuovamente per la sua città dieci anni dopo stentando a riconoscerla. L’aveva lasciata di notte fuggendo per tetti e cunicoli agli impermeabili neri della polizia politica, nell’urlo delle sirene, nel sibilare dei fischietti, paventando che ogni rumore, ogni ombra fosse quella degli agenti speciali, brutali ed efficienti, che se facevano prigionieri era solo per coltivare il loro sadismo, le informazioni strappate essendo comunque inutili o tardive.
Tornato in seguito ad un svolta moderata nel Paese cui era seguita un’amnistia generale, protetto più dalla fama e dalla stima universali dopo la concessione dell’alta onorificenza internazionale dell’ Accademia Svedese che dalle rassicurazioni del nuovo governo di Patria Democratica, osservava con un misto di stupore e disappunto il traffico scorrere ordinato, gli spazi verdi seminati di panchine immacolate e giochi di legno perfettamente funzionanti dei giardini pubblici, la fioritura dei tigli sul viale, l’espandersi della parte nuova della città verso sud.
Ricordava lo squallore di un tempo, i campi abbandonati e ridotti a discariche abusive, gli accampamenti di nomadi, le carcasse delle auto abbandonate divenute la casa di barboni e tossici. Oppure bruciate. Più spesso bruciate con dentro barboni o tossici .
Ora l’efficienza, la funzionalità, la pulizia di quella città satellite dagli alti contorni frastagliati che si perdevano con l’azzurro del cielo primaverile sembravano convertirsi davanti a lui in una inquietante bellezza di vetro e alluminio priva dell’anima.
Respirò l’odore dei tigli che accompagnava i suoi passi. Così a Berlino, cinque anni fa - pensò - Unter der Linden, che sbornia di libertà, che ubriacatura di giovinezza, giorni di gioia pazza e mai più rivissuta, davvero poter dire io c’ero! come lo sbarco sulla luna, la morte di Marilyn, il mundial dell’82. E Karen, dolcissima passionaria pacifista con ardenti crisi mistiche, starà bruciando bastoncini d’incenso o salmodiando nenie cicliche sui gradini dei templi d’oro sul tetto del mondo, come sognava di fare?
Il biglietto appallottolato del tram restò un attimo in bilico sulla bocca della cassetta dei rifiuti, poi cadde sul tappeto d’erba. Colpo maldestro- si disse - una volta avrei fatto centro.
- Ehi! - la voce veniva da sinistra
- Dice a me ? -
- A chi secondo lei, vede qualcun altro? - si spazientì il vecchio agitando all’intorno il giornale e lui si sentì idiota - Le sembra bello sporcare la nostra città ? Lo sa che una Commissione Internazionale per lo Sviluppo Urbano ha definito questo quartiere un esempio di come dovranno essere le città del futuro? A patto che restino pulite, naturalmente. -
- Le ha ragione ma... - Non era possibile! Eppure sì. Ma no! Martini, Alfredo Martini dieci anni dopo. Suo collega anziano all’Università, cattedra di Diritto Internazionale, un’autorità in campo mondiale. Vivo. Ma allora le voci che lo davano scomparso, come migliaia di altri, dopo essere passato nei sotterranei di villa Malfonte, la sede delle Squadre Speciali era infondata, dio ti ringrazio.
- Professore! si ricorda di me, Grandis, quanti anni sono passati dai tempi dell’Università! La trovo benissimo - il sollievo traboccava dalle parole ben oltre le intenzioni - lei non è cambiato per niente! -
Ora che stavano viso a viso lo sguardo che l’uomo, più piccolo, sollevò a lui lo fece trasalire. Era limpido, talmente trasparente che si aveva l’impressione di passare attraverso il suo cervello e proseguire oltre, nei prati e nelle siepi retrostanti. E vuoto, senza nessun’altra espressione aggiunta a quella di una diffidenza leggermente ottusa.
- Sa, la nostra città è un esempio, la Commissione Internazionale per lo Sviluppo Urbano... tenere pulito il quartiere... ecco vede là quella carta, queste cose non si fanno, male, è male... -
Lo guardava allontanarsi, pensò d’essersi sbagliato, era passato troppo tempo e poi non si esce vivi da villa Malfonte, se mai ci si è stati. Si allontanava il vecchio, non era lui quel matto che si chinava tremolante a raccogliere un volantino abbandonato. Nel piegarsi i pantaloni scoprirono la caviglia nuda. Non portava le calze. L’Einstein della Bassa, lo schernivano con affettuosa malizia i suoi allievi per talune sue stramberie da professore svampito, perennemente perso in elucubrazioni legali per curarsi degli aspetti pratici della vita. Riprese la passeggiata ruminando pensieri.
Si fermò davanti a un DOCUMAT.
Introdusse la tessera nuova di zecca recapitatagli il giorno prima nella casa presa in affitto, con le istruzioni, chiarissime.
Digitò accanto a ‘STATO DI FAMIGLIA ‘ che gli era stato richiesto per formalizzare le pratiche di locazione della mansarda vasta e rischiarata dall’immenso cielo della Padania.
Il quadro si illuminò d’azzurro, si sentì un ticchettìo:
- PROVVISORIO O DEFINITIVO ? - chiese una voce femminile abbastanza gradevole per essere cibernetica. Lui stentò un attimo a riaversi.
- Provvisorio - cristo sto parlando con una macchina! Va bene il teleriscaldamento totale, la metropolitana leggera, l’informatizzazione sul traffico, il recupero generalizzato dei rifiuti selezionati, la computerizzazione dei dati anagrafici completi e aggiornati in tempo reale, morti-nascite dell’intera popolazione cittadina, ma questa poi ! - Provvisorio - ripetè pensando all’intenzione della famiglia di fermarsi non più di sei-nove mesi, prima di riprendere il suo giro di conferenze nelle università europee.
- ATTENDA UN ISTANTE PER FAVORE - e la macchina ronzava sommessamente, da chissà quale sorgente telematica, da quali magazzini della memoria si andavano accumulando i dati che lui già conosceva, nomi, date, indirizzi.
- OPERAZIONE COMPLETATA - RITIRARE IL DOCUMENTO - GRAZIE -
Il foglio bianco dai bordi azzurri uscì con un breve sibilo dalla fessura e stette fermo, in attesa di essere ritirato.
- Cos’è questo ? -
- PREGO SIGNORE ? -
- Cos’è questo sconcio perdio! - e la voce gli moriva in gola leggendo:
- EUGENIO GRANDIS - nato a Milano 1 - 05 - 46 - professore universitario. Aderente fino da studente a movimenti sovversivi. Espropri nei supermercati. Danneggiamenti a bene pubblico. Slogan politici e scritte d’amore sui muri della metropolitana. Ha avuto diverse amanti tra le sue allieve. Assume nel ‘80 la cattedra di Diritto grazie all’intervento dell’onorevole Di Caria. Descritto come ipocrita, opportunista, presuntuoso, smodatamente pieno di sè. Fuggito durante la rivoluzione della Patria Democratica, lasciando che i suoi compagni fossero catturati, tortura e uccisi. Persona di infimo spessore morale.
- ROBERTA PELLI in GRANDIS - nata a Monza 04 - 06 - 1953 - giornalista. Militanza nei collettivi di autodifesa femminile. Carattere irrequieto, insoddisfatta del matrimonio, delusa dal marito lo tradisce in diverse occasioni. Due aborti. In analisi per lunghi periodi, esaurimento nervoso. Tentato suicidio con barbiturici. Carriere rapida nel giornalismo grazie a compromessi e voltafaccia. Madre assente.
- LUIGI GRANDIS - nato a Milano 15 - 03 - 1975 - studente di architettura nell’università la Villette di Parigi, consumatore occasionale di droghe leggere, militante dei comitati di base e animatore di Centri per la Solidarietà con gli stranieri, omosessuale. Soggetto particolarmente interessante. Da seguire.
- FEDERICA GRANDIS - nata a Milano 06 - 09 - 1979 - Nessuna attività politica conosciuta. Nessuna segnalazione pervenuta.
Il professore ascoltava il rombo del suo cuore, l’ansito del suo respiro affannato, la spina che gli trapassava il petto ansimante. Il tepore della sera d’aprile aveva ceduto ad un lungo brivido freddo che lui ben conosceva. Una dicitura in rosso recitava - STATO DI FAMIGLIA PROVVISORIO - in alto, al centro del foglio che gli tremava in mano.
Nessuno. Si girò di botto, nessuno dietro lui, nessuno si avvicinava o lo stava osservando. Ma la paura che in altri tempo gli respirava sempre vicino e che in quegli anni di esilio credeva evaporata dai suoi ricordi, quella era davanti a lui, stampata nei minuscoli caratteri del documento.
Era tardi per tornare indietro. Doveva sapere. Che paese era diventato durante la sua assenza? Cosa c’era di vero nelle voci che gli erano giunte e che lui stesso aveva giudicato per lo meno esagerate, che diamine! se non del tutto fantasiose?
Introdusse nuovamente la tessera, digitò la stessa richiesta, quindi, alla domanda della macchina infernale rispose - DEFINITIVO PER FAVORE ! - e gli parve che il monitor azzurrino fosse uno schermo dove si proiettava il futuro prossimo della sua vita.
Sussurrò dolcemente il DOCUMAT, uscì il foglio, gli bastò un’occhiata accanto al suo nome ma già sapeva, aveva visto riflessa nel vetro una macchina nera e massiccia, con i vetri scuri fermarsi alle sue spalle e tre individui scendere e non c’era bisogno di voltarsi per riconoscere gli impermeabili - grigi e riuscì a sorridere pensando che in primavera anche LORO cambiavano divisa in primavera- le scarpe lucide a punta, i Rayban gialli e i Borsalino con la striscia bianca, da gangster.
Senza parlare due gorilla lo sollevarono di peso e lo scaraventarono sul sedile posteriore della vettura dopo averlo colpito, nemmeno troppo duramente sulla nuca con il calcio della pistola. Si afflosciò e l’ultima cosa che intravide furono le fronde dei tigli lucide e oscure.
Il terzo, prima di mettersi al volante ritirò e intascò la tessera che sbucava dall’apposita fessura, si chinò a raccogliere il foglio finito a terra:
- EUGENIO GRANDIS - nato a Milano 01 - 05 - 1946 - DECEDUTO IN UN INCIDENTE STRADALE il 18 - 04 - 199...
- ROBERTA PELLI in GRANDIS - nata a Monza 04 - 06 - 1953 - DECEDUTA IN UN INCIDENTE STRADALE... - e lo usò per dar fuoco a un Avana Davidoff.
Renzo Mosca, novembre 2010
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