Perchè il fratello non ha saputo aiutarlo. O forse non ha potuto. Perchè le agenzie investigative alle quali si è rivolto sono state reticenti o hanno rinunciato subito ?
Perchè l'ultimo detective messo alla sua ricerca si è volatilizzato? Questioni politiche? O addirittura, come si legge in certi romanzi l'ha trovata, si sono innamorati ed ora vivono lontani e felici su qualche isola dei Tropici ?
Sfiora con la mano il garofano rosso che una zingara ha voluto vendergli a tutti i costi davanti all'edicola. Pensava di buttarlo dopo pochi passi, la pigrizia ha preso ancora una volta il sopravvento. In fondo che importanza può avere? Lo annusa, alla fine decide, quel pallido sentore di cimitero che il fiore sprigiona gli piace, gli ricorda gli anni del seminario, le preghiere mattutine nella cappella, la cera fusa delle candele, i paramenti sacri conservati nei grandi armadi di legno massiccio.
La mano no, quella non l'ha consegnata alla lettura della donna, prova orrore all'idea che qualcuno possa srotolargli davanti l'implacabile certezza dei giorni a venire.
- Maddalena, Maddalena è lungo un anno, sai! - sospira mentre si pulisce gli occhiali, si sfrega lentamente le palpebre e poi riapre gli occhi.
- Un anno senza il tuo abbraccio, i tuoi occhi, la tua amata presenza - Come altre volte la certezza che lei avesse una doppia vita, che l'abbia sempre ingannato, la sensazione di avere vissuto accanto ad una sconosciuta, averla amata inutilmente, gli ghermisce il cuore e lo spreme goccia a goccia.
Ecco che ritorna, un intenerimento incontrollato che lo scuote, gli occhi gli si riempiono di lacrime, sospira profondamente. Che scherzo crudele la vita!
Una mano sulla spalla, ma non è il tocco leggero che precede uno scherzo, una sorpresa gradita.
- In piedi! E così tu saresti un socialrivoluzionario! Non ascolti la radio, bastardo, figlio di troia? Non guardi la televisione? E non hai nemmeno il buonsenso di nasconderlo, di startene rintanato in qualche fogna a tremare di paura. Garofano rosso all'occhiello! Fucilatemelo subito, con quegli altri! -
Non può impedirsi di sorridere mentre gli strappano il fiore e lo spingono brutalmente rovesciando i tavolini, dall'altra parte della strada, dove la breve radura di un giardinetto è chiusa da una muraglia scheggiata .
Gli basterebbe dire il suo nome, esibire documenti, spiegare. Fratello del Comandante dei Carabineros di quella città, figurarsi. Già li vede impallidire, balbettare scuse, accompagnarlo a casa con le sirene spiegate.
Ma improvvisa lo prende la stanchezza di quell'anno senza riposo, delle notti ad occhi aperti a sognare di lei, dappertutto gli dolgono le mille ferite che la sua assenza gli ha aperto. E infine la delusione di quell'ultimo incontro mancato, gli ha tolto ogni forza, ogni speranza. Ora sa che è stato tutto inutile.
Faccia al muto con gli altri raccolti come lui per strada, alza la testa, assapora il sangue che gli cola dal naso e osserva uno spicchio di cielo assurdamente azzurro nel verde cupo della fronde, pensa che dormirà a lungo, potrà finalmente riposare e domani si sveglierà in tempo per non mancare all'appuntamento.
II -
La giornata si andava guastando irrimediabilmente. Cadevano le prime gocce di pioggia. L'uomo fu contento d'essersi portato l'ombrello, anche se non volle aprirlo subito, gli pareva eccessivo esibire una difesa così multicolore a quel primo accenno d'acqua.
La fila era ordinata, silenziosa. Si capiva che quella mattina non c'erano comitive, piuttosto ciascuno era convenuto da solo in quel luogo così rinomato.
Qualche sorriso imbarazzato, qualche timido convenevole, poi tutti rientrarono nei loro pensieri, attenti a serrare i ranghi per non perdere il posto.
L'uomo rimpianse di non essersi portato qualcosa da leggere. Rivide il libro lasciato sul comodino. La signora davanti a lui leggiucchiava una rivista popolare, di quelle ch'egli dileggiava volentieri come simbolo della stupidità femminile. In quel momento gli sarebbe andata benone...
Passando l'appoggio da un piede all'altro, cercando di ignorare le prime fitte che gli dicevano il sopraggiungere del suo vecchio mal di schiena, sbirciò sopra la spalla della lettrice.
"...lesse nei suoi occhi umidi tutti ciò..." e qui la testa inclinata della donna gli impediva di proseguire oltre - "...furono subito l'una nelle braccia dell'altro, conquistando d'un fiato quella intimità... - nuovo intervallo - ...e non ci fu bisogno di parole fra loro per molto, molto tempo,,,"
Tornò in sé incontrando il suo sguardo seccato. Farfugliò una scusa, sentì di arrossire violentemente, si ricompose.
La fila avanzava, egli si perse nei suoi ricordi. A quell'ora lei si è svegliata, gira pigra per casa nel suo pigiama rosa-grigio, tiepida del letto appena lasciato, ancora non del tutto sveglia, così a lui piaceva sorprenderla, abbracciarla da dietro, baciarla sulla nuca e aspirarne il profumo che la notte aveva accumulato nei suoi capelli non ancora domati dalla spazzola.
Avrà disposto i biscotti nel piattino sul tavolo della cucina, starà preparando il caffè, solo la tazzina sul ripiano, niente piattino e cucchiaino, lo beve amaro, poi un'occhiata ai messaggi sulla segreteria del videotelefono prima di prepararsi ad uscire.
" Avrà letto il mio messaggio sul visore - pensò - forse per un attimo avrà provato qualcosa di simile a quello che un tempo chiamavano dolore. Ma lei è talmente giovane, un'altra generazione rispetto alla mia, sarà solo una nuvola che passa sopra il sole, un'ombra in piena luce. Nulla di più"
Era passato avanti. Senza volerlo, perduto nei suoi pensieri, aveva sopravanzato la lettrice e un tizio con un grosso involucro che reggeva con evidente sforzo.
Si accorse che qualcosa non andava dalla netta sensazione di essere fissato, emerse dal suo sogno ad occhi aperti: era proprio andato avanti.
"Scusate, mi sono distratto"
" Distratto un corno, lei cerca di passare davanti !"
" Sono mortificato, mi creda ..."
" Lei vuole fare il furbo, già prima mi stava addossa e mi spingeva, caro signore! "
Che dire, che fare? Rientrare mogio mogio, stando bene attento a mantenere le distanze, tenere la testa bassa e aspettare il proprio turno.
Oramai l'attesa stava per finire. Osservò chi gli stava davanti: una ragazza con un cartello al collo, una scritta d'amore tutta infiorettata, un sacerdote che recitava tranquillo il suo breviario, sostando ogni tanto a riflettere con il dito indice a tenere il segno nel libro richiuso - e le buone letture del liceo gli fecero subito pensare al don Abbondio manzoniano - il signore con il fardello pesante e la donna che non leggeva più, si stava ripassando il trucco con una meticolosità che l'uomo giudicò eccessiva per i risultati ottenuti.
Tutti salirono i tre gradini e sparirono alla sua vista.
Toccava a lui. Montò . Guardò senza sgomento l'abisso che si apriva sotto il ponte sulla cui spalletta stava in equilibrio, aprì l'ombrello e si lasciò andare con l'unica precauzione di chiudere gli occhi.
III -
"Ci sono più cose tra cielo e terra ..."E' certamente vero, ma credetemi l'inferno ce lo portiamo dentro, i nostri terrori non ci arrivano dal mondo circostante o dal sogno. Stanno tutti in noi, sono in agguato. E guai al misero che li risveglia. Guai a me che scrivo queste ultime righe.
Entrava aria da qualche parte. Non so da dove, ma da tempo nel mio appartamento giravano certi spifferi da fare rabbrividire.
Era cominciato tutto un anno prima. Le cose non andavano per niente bene, il lavoro era fiacco, poche soddisfazioni e lei alla fine se ne era andata, non amava i falliti, mi ha detto. Rincasavo e trovavo le stanze fredde, umide, eppure il riscaldamento era al massimo, bollivano i termosifoni.
Poi una sera seduto in poltrona mi annoiavo davanti alla televisione, zig-zagavo qua e là col telecomando, una pubblicità di gomma da masticare mostrava un gruppo di ragazzi e ragazze sulla spiaggia, stupendi, corpi abbronzati e luminosi, denti bianchissimi. E ridevano, ridevano come solo loro possono.
Sì, ricordo perfettamente, ho sentito una lama fredda penetrarmi le scapole, un sibilo gelido, tant'è che mi sono alzato per chiudere la porta-finestra alle mie spalle.
Ma era chiusa. e non c'erano spiragli nelle mie finestre, vetri rotti, né motivi perchè si creasse una corrente d'aria a prendermi d'infilata col suo respiro da brivido.
Col tempo il fenomeno si è esteso a tutte le stanze, in ogni stagione. Il primo grato tepore della primavera, la vampa estiva che ti stende sulla sabbia rovente e ti asciuga dalle ossa gli umori invernali, il dolce incanto degli autunni tiepidi e colorati erano solo un ricordo, un rimpianto.
Sempre e solo inverno.
Ho controllato i serramenti, fatto mettere i doppi vetri a tutte le finestre, sistemato serpentoni di panno imbottito sotto le porte, ho lasciato le tapparelle sempre abbassate. La mia casa trasformata in una catacomba, i termosifoni accesi in ogni stagione, lavoravo solo per pagarmi le bollette del metano. Ma entrava aria da qualche parte. Lunghi brividi mi percorrevano, una carezza glaciale mi sfiorava ovunque mi trovassi.
Un giorno, dopo avere accuratamente serrato porte e finestre, nastrato e sigillato i serramenti, imbottito gli stipiti con lana isolante, ho acceso una candela perimetrando centimetro per centimetro la casa, compresi i cassonetti delle tapparelle e le rientranze dei muri dove alloggiano i caloriferi.
Nulla. Il mio appartamento doveva essere la meglio isolata della città. La fiamma si manteneva perfettamente verticale mentre io rabbrividivo come un alcoolizzato sotto delirium tremens.
Ho pensato di avere la malaria o qualche altra malattia esotica.
Il mio medico si è fatto una risata: " E' cominciato tutto dopo i quaranta, vero? E magari il lavoro non girava e l'amore andava male? Non c'è nulla che non vada nel suo appartamento, mi creda. Ci siamo passati tutti, poco alla volta ci si abitua al sole che non scalda più, alla primavera senza tepore, alle estati troppo brevi.
Alla sensazione che nemmeno le fiamme dell'inferno potranno più scaldarci!
Mi ascolti, il fatto che lei mi abbia parlato senza reticenze mi autorizza ad essere altrettanto sincero. Vuole davvero conoscere la verità? "
" Sono qui per questo "
" Bene, le propongo una prova, ma sappia che molti non l'hanno superata e si sono perduti. Ci pensi bene prima di accettare! Torni a casa, si tappi nella stanza meglio isolata, accenta un fiammifero, lo avvicini a sé, proprio davanti allo sterno e guardi la fiamma. Non crederà ai suoi occhi. Buona fortuna!"
E mi ha accompagnato alla porta.
Renzo Mosca, giugno 2011
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