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Altri racconti d'elfi e di fate

Altri racconti d'elfi e di fate

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Parrvila, l'elfo dell'Autunno
Ottobre è alle porte, ora l'Estate lascia il passo all'Autunno. Gli umani sentono che qualcosa se ne va e mai farà ritorno, un lungo brivido percorre i loro animi e capiscono di fare parte dell'eterna Ruota del Tempo. La luce del giorno si fa più limpida e breve, le acque dei fiumi e dei laghi perdono il tepore dell'estate, si fanno più fredde e oscure. Parrvila arriva nel suo vestito verde con un ampio cappuccio ricamato di rubini color granata, grossi come le ultime more delle siepi. La sua camicia è candida e impreziosita di trine rosse, un medaglione d'oro con ghiande d'argento posa sul suo petto, i suoi stivali a punta sfiorano appena il sottobosco. Cosa piuttosto rara per un elfo, un pizzetto castano gli incornicia il mento e i suoi occhi sono due nocciole lucide e tonde. Altra cosa che lo distingue è la mancanza assoluta di armi. La sua cintura di cuoio regge una borsa di pelle e un sacchetto di tabacco. Cammina appoggiandosi a un bastone di nocciolo flessibile e resistente, cerchiato di bronzo, scelto nei boschi di Samiren, che non secca mai. Lo accompagnano due pettirossi che gli svolazzano intorno, mentre in alto, sopra le fronde delle querce volteggiano i corvi. Sono gli uccelli che non lo abbandonano mai e lo accompagneranno attraverso il mondo settentrionale che poco alla volta si prepara al riposo invernale, mentre gli altri, le cicogne, le rondini, i grandi aironi blu attraverseranno i cieli verso oriente e alla volta delle terre calde, lasciandoli vuoti e senza gridi.
Parrvila si nutre dei frutti della terra. In mano tiene una mela rossa, la sua borsa è piena di candele. L'autunno è il tempo del raccolto e dei doni e l'elfo è il gran protettore dei frutteti e dei boschi ricchi di castagni, di ghiande e di noci. Ma più di tutto ama l' uva bianca che cresce sui fianchi soleggiati delle colline e l'idromele. I contadini lo sanno bene e per la Festa della Luce preparano piccole are votive, coperte di un panno di candido lino, ricamato nelle notti estive con filo rosso e pietre colorate raccolti sul fondo dei torrenti, sulle quali dispongono i frutti della terra e una fiasca d'idromele, il più dolce e traditore, che scende nella gola come nettare e poco dopo non ricordi più il tuo nome. Quindi, dentro un cerchio magico di fiori autunnali ballano o e cantano, bevono sidro e il mosto appena spremuto. Quando cala la notte una stanchezza improvvisa prende tutti; le palpebre pesano, le parole si fanno confuse, gli occhi si chiudono lentamente. Al loro risveglio gli abitanti dei villaggi troveranno gli altari vuoti e spogli. Anche le tovaglie di lino sono scomparse, Parrvila si farà cucire dalle fate dei boschi le camicie che lo vestiranno per le stagioni a venire.
Mentre tutti dormono Parrvila si materializza in mezzo ai festanti. Estrae dalla sua borsa le candele e le dispone sul cerchio di fiori. Con un fuoco fatuo le accende e si allontana con i doni degli umani. Questi si risvegliano di colpo, confusi come dopo un sogno misterioso o un riposo pomeridiano troppo prolungato. Tutt'intorno ardono le candele dell'elfo dell'Autunno. Attenti a non rovesciare la cera a terra, essi ne spegneranno i due terzi, simbolo della Luce che viene meno sulla Terra e così si preparano al lungo periodo di freddo buio che li attende. Le candele rimaste accese vengono portate nelle case e serviranno ad accendere le lampade alimentate dall'olio nuovo, che rischiareranno il villaggio fino all'arrivo della Primavera, quelle spente vengono faranno luce sulle tombe la notte dei Morti.
Parrvila, osserva dalla collina l'accendersi dei lumi nelle case e nelle capanne, sorseggiando l'idromele che gli umani sanno produrre meglio di qualsiasi popolo dei boschi e delle foreste.

Loreena, l'elfa del plenilunio
Loreena la più pallida, leggera, inafferrabile e misteriosa tra le creature elfiche che condividono il loro destino con gli umani, appare solo dodici volte nel corso dell'anno lunare, pur appartenendo alla stirpe degli Elfi della Luna o Elfi Argentati, una delle più condiscendenti verso la razza umana. Prima di lei sono le fate del cielo e i folletti dell'etere che la notte popolano la volta celeste, mentre Loreena dorme sotto un salice gigantesco dai rami tanto intricati che neppure la luce del giorno penetra l'oscurità perenne del suo giaciglio, un letto d'alabastro nero caduto dalla faccia nascosta della luna, una perla luminescente su un letto più nero della notte d'oriente. Bisogna che il sole accarezzi la luna con tutta la sua dolcezza e che le guardi occhi negli occhi facendola risplendere perché lei si desti. Alta più degli elfi terrestri, slanciata, la pelle trasparente, gli occhi blu con riflessi dorati, grandissimi, solo allora si pettina i capelli candidi con riflessi d'argento, indossa un mantello d'argento sulla sua pelle bianchissima, si orna il collo di una collana di perle nere, e la fronte di un amuleto che rappresenta la luna nascosta, cinge la spada dal fodero di diamante, afferra lo specchio di lucido metallo selenico e si avvia. Al suo passaggio si svegliano le creature della notte, si aprono i petali dei gelsomini notturni e delle digitali ed esalano un profumo inebriante di fragole mature.
Le popolazioni delle valli la considerano con timore e reverenza, raccontano leggende sulla sua bellezza, dicono che nessuno è mai riuscito a vederla da vicino senza perdere la ragione. La notte del plenilunio si spalancano le porte e le finestre delle case e si lascia che la luce d'argento entri nelle stanze a portare fortuna, felicità e a rendere fertili tutte le femmine degli umani e degli animali da loro allevati.
Loreena è la protettrice dei lunghi viaggi siano essi fatti realmente che solo sognati o fantasticati, colei che fa luce sulle strade del mondo nelle tiepide notti di primavera, nella calde notti estive, in quelle autunnali, quando il vento freddo di ponente ricorda che il miglior tempo dell'anno sta per finire, nelle lunghe, gelide notti invernali, quando l'aria sembra di vetro e le ombre tornite, come in rilievo. A lei offrono ghirlande di fiori i viandanti, appendendole ai crociali delle strade e sui rami degli alberi nelle radure dei boschi, le sono devoti i componenti delle carovane che attraversano le lande deserte del Nord, gli zingari, gli avventurieri di tutte le razze e perfino i vagabondi sempre in viaggio senza una meta precisa. Eppure lei non tocca mai il suolo con il suo piede delicato, il minimo contatto con la terra spegnerebbe il suo splendore. Solo i gufi bianchi e i lupi albini dal mantello candido e dagli occhi di fuoco possono accompagnarla nel suo viaggio attraverso l'emisfero settentrionale. Sopra il suo capo volano gli uccelli migratori che si spostano quasi sempre di notte. Lei si muove volteggiando illumina le radure dove bramiscono i cervi in amore, lo specchio dei laghi mettendo le ali ai pesci che si trasformano in uccelli d'argento, fa brillare di luce più viva le lucciole e i tesori nascosti brillano sotto la dura scorza della terreno e della roccia. E' la notte del plenilunio, quando gli uomini vanno a caccia dell'oro celato dagli gnomi in ere lontane e dei diamanti seminati dagli dei all'epoca dell'Armonia Universale.
Ma non solo: Loreena protegge i viaggi nella fantasia che ogni umano compie. E lì, nel regno dell'immaginazione, in quella parte misteriosa dell'animo umano che affonda le sue radici nelle visioni notturne e viene lentamente riportato alla coscienza alla luce del giorno che Loreena lascia cadere il dono della parola colorata Allora l'anima sognante rivive quei momenti con una tale intensità da renderla estranea a tutto quanto la circonda. E racconta di paesi e genti mai viste, con una sincerità, una ricchezza di particolari come se fosse appena tornata da un viaggio di anni in terre sconosciute. Solo un sogno? Forse, ma non si dice di chi favoleggia che sta viaggiando ad occhi aperti?

Minwill l'elfa dell'equinozio d'Autunno
Se la Festa del Risveglio e la Sagra della Primavera sono la celebrazione del ritorno alla vita dopo il lungo torpore invernale, Minwill, l'elfa dell'equinozio d'Autunno festeggia il sonno della stagione che spegne gli ultimi fuochi dell' Estate. Questa ricorrenza viene accolta con una festa che dura una settimana ed inaugura il mese lunare dell'Ebbrezza. Poi ci sarà tempo per abituarsi all'idea del declinare dell'anno solare e sarà per gli Elfi un ricordo di tempi passati ed è anche un modo di ricordare a se stessi che il lungo sonno invernale si avvicina e che questo riposo assomiglia molto alla morte, qualcosa che temono, anche se vivono a lungo e sono quasi immortali.
Ma gli Elfi sanno che l'uomo non lo è. Per questo Minwill cerca di distrarre i mortali con tutta una serie di feste che hanno il preciso compito di abituare gli umani al pensiero della fine dell'estate come un passaggio obbligato non verso la lunga stagione fredda e malinconica, ma verso il periodo d'oro dei frutti e dell'allegria: le mele, le pere, le castagne, i dolci fichi...quante grida nei boschi, quanti richiami sotto i grandi castagni, che raccolte nel bosco, cesti pieni, canti, giochi a nascondino dietro i cespugli rosseggianti di bacche.
Minwill è bellissima, occhi grandi, castani, capelli color rosso scuro come quello delle foglie d'acero, una ghirlanda di foglie di vite le cinge il capo, il suo vestito color ruggine è sfrangiato e arriva sotto i ginocchi e la sua cinta è fatta di cuoio intrecciato a pietre di granata e rubino color vino. Calza ai piedi stivaletti di morbida pelle marrone con le punte ricurve. Ha le mani colme di grappoli, dalla sua sacca escono a manciate noci, nocciole e le ultime more, quelle che maturano al sole di settembre, le più dolci del bosco. La potete trovare seduta su un ramo mentre ascolta le confidenze della gazza o le lamentele della cornacchia, oppure sarete guidati dal suono del suo flauto a canne multiple.
Mentre i fanciulli bacchiano le noci e le castagne, lei organizza la raccolta della legna, insegna alle donne come conservare più a lungo le provviste, controlla che le cantine siano ben rifornite e che nella legnaia le cataste arrivino al tetto.
Quando tutto è pronto comincia la settimana dei festeggiamenti: l'elfa dà il via alla settimana di baldoria con la spremitura dei grappoli lasciati a seccare per una luna: daranno un vino passito, dolce da bere davanti al fuoco, mangiando caldarroste. Poi la sagra delle noci, il giorno della preparazione dei frutti sotto spirito, il giovedì grasso della caccia al cinghiale, la giornata del castagnaccio e quella dei frutti tondi, mele, melagrane e cachi. Quindi, il settimo giorno Minwill proclama il tempo dell'Ebbrezza e del sonno: ci si prende una solenne sbronza e si dorme, preparazione al lungo riposo invernale della terra, degli animali e degli uomini.
Minwill ha un'altra importate incombenza: si occupa degli animali del bosco che si preparano per il letargo. Conosce ciascuno di loro per nome, Swineera la biscia verde e gialla, Argot il tasso dalla testa striata di pelo bianco e nero, Remolin il ghiro che già sbadiglia e vorrebbe essere il primo a chiudere la soglia della sua tana con foglie di castagno e piume di tortora. L'elfa dell'equinozio d'Autunno misura la quantità delle provviste, saggia la coltre di piume e foglie dove gli animali riposeranno, calcola quanto la tana sia al sicuro dalle incursioni dei predatori che non andranno in letargo.
In questo compito è accompagnata da uno scoiattolo che le si posa sulla spalla e la informa di tutto. Sarà l'ultima bestiola a rinchiudersi nella confortevole dimora invernale, non prima di aver augurato a Minwill un felice Inverno, solleticandole il naso con la lunga coda fulva.
Così, senza malinconie e senza cupi pensieri l'elfa traghetta gli umani verso il periodo invernale e li saluta mordendo un ultimo grappolo d'uva trovato ancora intatto sui tralci, il più dolce di tutta la vigna.
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Renzo Mosca, ottobre 2011
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